Ho già parlato (settembre 2009) dell'avvocato Mario Bartoli (Melisenda), nato a Firenze nel 1875 e morto nel 1952. Presento ora una sua cartolina autografa, spedita nel 1936. Melisenda fu redattore della "Diana d'Alteno", la rivista di Bajardo, e la sostenne anche economicamente.
Il Dragomanno, in un ricordo di Melisenda pubblicato nel 1952 sul "Labirinto", scriveva che in anni lontani il famoso avvocato si occupava delle ricerche sui vocabolari per consentire al suo Gruppo di primeggiare nelle gare solutori delle varie riviste. Tanto che una volta collezionò "presso il Museo di Storia Naturale di Firenze i nomi di ben 245 gasteropodi, uno dei quali avrebbe dovuto dare, secondo le sue induzioni, la soluzione di un difficile gioco del Bardo".
domenica 8 maggio 2011
mercoledì 4 maggio 2011
In memoriam
Sono passati vent’anni. Nell’estate del 1991 Sergio Lapi, detto Poppi, furiere della “Compagnia del Rusco e Foghie”, mi chiese di organizzare un concorsino enigmistico a Marina di Massa. La manifestazione ebbe successo e si svolse da allora ogni anno, divenendo nel 2002 la “Festa della Sibilla”.
Mentre scrivo, mi scorrono davanti le immagini di una lunga storia: le gare solutori sulla spiaggia o nei bar, i rebus nelle vetrine, il motorino di Sergio che appare e scompare...
Ciao Poppi, sarai ugualmente con noi anche quest’anno.
Mentre scrivo, mi scorrono davanti le immagini di una lunga storia: le gare solutori sulla spiaggia o nei bar, i rebus nelle vetrine, il motorino di Sergio che appare e scompare...
Ciao Poppi, sarai ugualmente con noi anche quest’anno.
lunedì 2 maggio 2011
Ireneo Affò
Dal "Dizionario precettivo, critico, ed istorico della Poesia Volgare" del padre Ireneo Affò di Busseto, pubblicato a Parma nel 1777:
Gli anagrammi "si dicono puri, quando tutte le lettere del programma, o sia del tema vengano ad innicchiarsi nell'anagramma, come in quello
Martinus Luterus
Ter Matris vulnus.
Impuri poi riescono qualora si ometta una qualche lettera...
Sarà sempre meglio, che l'anagramma sia puro, ma dovrà
mai sempre esser tale, che il senso da lui formato si adatti
a maraviglia al soggetto, che ferisce, altrimenti non
meriterebbe lode veruna".
Oggi l'anagramma citato non sarebbe puro, perché non
ammettiamo più l'uguaglianza tra U e V. Ma quanto scritto
da Ireneo Affò è ancora interessante.
Gli anagrammi "si dicono puri, quando tutte le lettere del programma, o sia del tema vengano ad innicchiarsi nell'anagramma, come in quello
Martinus Luterus
Ter Matris vulnus.
Impuri poi riescono qualora si ometta una qualche lettera...
Sarà sempre meglio, che l'anagramma sia puro, ma dovrà
mai sempre esser tale, che il senso da lui formato si adatti
a maraviglia al soggetto, che ferisce, altrimenti non
meriterebbe lode veruna".
Oggi l'anagramma citato non sarebbe puro, perché non
ammettiamo più l'uguaglianza tra U e V. Ma quanto scritto
da Ireneo Affò è ancora interessante.
venerdì 29 aprile 2011
Storia di uno pseudonimo
Sul numero 2/2011 de “La Sibilla”, Guido parla degli pseudonimi degli enigmisti. Mi ha molto divertito una sua frase: “Ho sempre pensato (senza nessuna prova concreta) che Il Valletto si firmasse così perché... v’alletto”.
In realtà la nascita dello pseudonimo lo spiegò Il Valletto stesso. Siccome Bajardo pretendeva che i collaboratori della “Diana d’Alteno” avessero uno pseudonimo medievale, Aldo Vitali si fissò sulla “Partita a scacchi”, ma tutti i personaggi, da Paggio Fernando al conte Fombrone erano già... occupati. Nell’elenco dei personaggi c’era anche “un valletto” e così Vitali divenne Il Valletto.
Certamente Guido conosce la storia, ma qualche volta la fantasia è più bella della storia.
In realtà la nascita dello pseudonimo lo spiegò Il Valletto stesso. Siccome Bajardo pretendeva che i collaboratori della “Diana d’Alteno” avessero uno pseudonimo medievale, Aldo Vitali si fissò sulla “Partita a scacchi”, ma tutti i personaggi, da Paggio Fernando al conte Fombrone erano già... occupati. Nell’elenco dei personaggi c’era anche “un valletto” e così Vitali divenne Il Valletto.
Certamente Guido conosce la storia, ma qualche volta la fantasia è più bella della storia.
martedì 26 aprile 2011
Cameo
Nel 1926 il direttore di “Diana d’Alteno”, Bajardo, scrisse:
“Presentò una pagina della Diana alla quale, si disse, lavorò
tutta la vita ma che lo stancò tanto... che non fece più nulla”.
Il personaggio preso di mira da Bajardo era Cameo
(Eolo Camporesi, 1891-1973), fondatore e direttore di
“Penombra”. Personaggio poliedrico, medico, conferenziere
e organizzatore, fu anche appassionato di teatro (recitò in oltre
cento commedie) e fondatore della “Società dell’Arte”
che ospitò i migliori concertisti.
Cameo scrisse pochissimi giochi enigmistici, ma fu per decenni uno dei personaggi più importanti dell'enigmistica italiana.
Il Comune di Forlì gli ha intitolato una via, indicandolo come “benefattore”.
Per altre notizie, vedere in enignet.it l’opuscolo n. 14
("Non di sola enigmistica...").
sabato 23 aprile 2011
Due anni
Due candeline per il blog. Grazie a tutti gli Amici che mi accompagnano in questo percorso enigmistico nel tempo.
venerdì 22 aprile 2011
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